Il potenziale impiego degli idrati del gas naturale come risorsa energetica va visto sotto due punti di vista: il primo riguarda il fabbisogno di energia dell’umanità, proiettato in un futuro relativamente lontano (50-70 anni); il secondo è legato, in- vece, a considerazioni geopolitiche e di sicurezza degli approvvigionamenti. Le riserve di gas naturale (vedi cap.1) sono abbondanti e in continuo aumento, causa le nuove scoperte: al tasso attuale di consumo e produzione dovrebbero garan- tire una disponibilità superiore ai 60 anni; ciò senza considerare il gas cosiddetto non convenzionale, associato ai giacimenti di carbone, a particolari rocce, come argeliti (gas shales), a sabbie arenarie (tight gas sands), a metano disciolto in acqua di falda, e in forma idrata. Ingenti quantità di gas associato ai giacimenti di petrolio vengono tuttora immesse nell’atmosfera o bruciate in fiaccola causa la mancanza di mercati locali e di adeguati sistemi di trasporto. Le maggiori riserve di gas convenzionale sono però in regioni considerate insta- bili e in Paesi non sempre affidabili, mentre importanti consumatori come gli Stati Uniti, il Canada e in parte l’Europa, vedono la loro produzione in declino. Il trasporto del gas via mare su lunghe distanze viene oggi fatto in forma lique- fatta, metodo molto costoso (necessità di impianti a monte e a valle) e vulnerabile. Per il trasporto via terra, i gasdotti interregionali sono sistemi con eccessiva rigidità, relativamente al punto di partenza e di arrivo, pure essi vulnerabili. La difesa degli oleodotti e degli impianti di liquefazione e ricezione, nonché delle metaniere, da attacchi terroristici è un problema tuttora aperto. Il sorgere di alcuni importanti poli di consumo, come Cina e India, creerà certa- mente nuove tensioni sui mercati e maggiori difficoltà di approvvigionamento per il mondo occidentale. Gli idrati dei gas sono presenti in grandi quantità in tutti gli oceani, oltre che nelle zone di permafrost; in particolare, anche nell’onshore (Canada, Alaska) e nell’of- fshore (Stati Uniti, Giappone, India) di Paesi grandi consumatori e importatori di energia. Se quindi gli idrati sono già da un paio di decenni visti in prospettiva come potenziale futura fonte energetica, in alcuni Paesi (ad es. Giappone) essi sono già considerati come risorsa strategica e sono in corso progetti ben definiti e articolati per arrivare al loro sfruttamento commerciale entro 10-15 anni. La schiera di Paesi che hanno intrapreso ricerche tendenti alla definizione dei gia- cimenti e della loro consistenza si allarga sempre di più e include anche Stati come la Bulgaria, Formosa, Turchia, ecc. oltre ai tradizionali attori del settore (USA, Canada, Giappone, Norvegia, ecc.). Nonostante la presenza di un prestigioso Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS, Trieste) e di alcuni gruppi di ricerca recentemente costituiti, l’Italia, come politica nazionale, brilla per la sua assenza.

Energia immensa e sfida ambientale. Gli idrati del metano

CAMERLENGHI A;TINIVELLA U
2007

Abstract

Il potenziale impiego degli idrati del gas naturale come risorsa energetica va visto sotto due punti di vista: il primo riguarda il fabbisogno di energia dell’umanità, proiettato in un futuro relativamente lontano (50-70 anni); il secondo è legato, in- vece, a considerazioni geopolitiche e di sicurezza degli approvvigionamenti. Le riserve di gas naturale (vedi cap.1) sono abbondanti e in continuo aumento, causa le nuove scoperte: al tasso attuale di consumo e produzione dovrebbero garan- tire una disponibilità superiore ai 60 anni; ciò senza considerare il gas cosiddetto non convenzionale, associato ai giacimenti di carbone, a particolari rocce, come argeliti (gas shales), a sabbie arenarie (tight gas sands), a metano disciolto in acqua di falda, e in forma idrata. Ingenti quantità di gas associato ai giacimenti di petrolio vengono tuttora immesse nell’atmosfera o bruciate in fiaccola causa la mancanza di mercati locali e di adeguati sistemi di trasporto. Le maggiori riserve di gas convenzionale sono però in regioni considerate insta- bili e in Paesi non sempre affidabili, mentre importanti consumatori come gli Stati Uniti, il Canada e in parte l’Europa, vedono la loro produzione in declino. Il trasporto del gas via mare su lunghe distanze viene oggi fatto in forma lique- fatta, metodo molto costoso (necessità di impianti a monte e a valle) e vulnerabile. Per il trasporto via terra, i gasdotti interregionali sono sistemi con eccessiva rigidità, relativamente al punto di partenza e di arrivo, pure essi vulnerabili. La difesa degli oleodotti e degli impianti di liquefazione e ricezione, nonché delle metaniere, da attacchi terroristici è un problema tuttora aperto. Il sorgere di alcuni importanti poli di consumo, come Cina e India, creerà certa- mente nuove tensioni sui mercati e maggiori difficoltà di approvvigionamento per il mondo occidentale. Gli idrati dei gas sono presenti in grandi quantità in tutti gli oceani, oltre che nelle zone di permafrost; in particolare, anche nell’onshore (Canada, Alaska) e nell’of- fshore (Stati Uniti, Giappone, India) di Paesi grandi consumatori e importatori di energia. Se quindi gli idrati sono già da un paio di decenni visti in prospettiva come potenziale futura fonte energetica, in alcuni Paesi (ad es. Giappone) essi sono già considerati come risorsa strategica e sono in corso progetti ben definiti e articolati per arrivare al loro sfruttamento commerciale entro 10-15 anni. La schiera di Paesi che hanno intrapreso ricerche tendenti alla definizione dei gia- cimenti e della loro consistenza si allarga sempre di più e include anche Stati come la Bulgaria, Formosa, Turchia, ecc. oltre ai tradizionali attori del settore (USA, Canada, Giappone, Norvegia, ecc.). Nonostante la presenza di un prestigioso Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS, Trieste) e di alcuni gruppi di ricerca recentemente costituiti, l’Italia, come politica nazionale, brilla per la sua assenza.
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