Nel Triassico Inferiore, localmente anche a partire dal Permiano, l’area mediterranea è interessata da una prima fase di rift a larga scala la quale produce troughs, sea-channels e depressioni entro cui iniziano cicli sedimentari più o meno consistenti e continui. I dati raccolti portano gli Autori alla conclusione che lo Ionio ha iniziato a formarsi in questo periodo quando l’Adria ha incominciato a staccarsi dall’Africa con un movimento verso N accompagnato da leggera rotazione antioraria. La fase di rift del Permo-Triassico termina nello Ionio allo stadio di crosta continentale assottigliata. Successivamente, nel Giurassico Medio, si passa alla totale apertura crostale e, nello Ionio, fra il margine apulo e quello ibleo-maltese, si attua una fase di drifting che genera il mare omonimo sotto forma di largo graben simmetrico subparallelo alla costa apula, largo oltre 300 km, a Crosta chiaramente oceanica. Questo mare, il quale si prolungava a NW fino alla Tetide, ha continuato ad esistere come tranquillo depocentro a serie condensata fino all’Oligocene. Con l’innescarsi della orogenesi appenninica (Meso e Neo-Alpina) lo Ionio gioca un ruolo fondamentale nella tettonizzazione che ne consegue. La rotazione del blocco Blocco Sardo-Corso porta il segmento alpino sovrascorso che va sulla Corsica-Sardegna nordorientale ad affacciarsi sull’estremità NW dello Ionio, con accumulo di Liguridi al fronte. Ad occidente lo Ionio era delimitato dal margine Est della piattaforma interna Appenninico-Panormide. Col progredire dei movimenti tettonici, durante la fase di apertura tirrenica il segmento alpino della Corsica-Sardegna Nord staccatosi dal Blocco, trova facile e più veloce avanzata verso SE, lungo il Mare Ionio che viene a funzionare da sorta di autostrada geodinamica rispetto a quanto succede più ostacolarmente ai suoi lati. Contemporaneamente, sia al margine Sud che a quello Nord della crosta oceanica si produce un taglio litosferico progressivo che svincola lo Slab Ionico la cui subduzione è tuttora attiva. In tal modo si va a mettere in posto il segmento calabro-peloritano fra il sistema trascorrente sinistrorso di Palinuro a Nord ed il sistema trascorrente sud-tirrenico destrorso a Sud. Il sovrascorrimento lungo lo Ionio di questo segmento è chiaramente marcato dal campo delle anomalie magnetiche. Sul margine tirrenico dell’Arco Calabro arriva, e tuttora esiste, un basamento Calabride con la propria copertura flyschioide che, poco più oltre, sormonta un blocco attribuibile alla Piattaforma Appenninica. Più ancora all’esterno, la crosta calabride superiore si delamina e va a sovrascorrere sul resto, costituendo le Calabridi affioranti della catena emersa. Sul lato Ionico, all’apice dell’Arco, il cuneo di accrescimento risulta essere prevalentemente costituito da enormi masse di sale Messiniano e flysch ripetutamente sovrascorsi, oltre che dalle scaglie della serie condensata (Dogger-Oligocene) che ricopre la Crosta oceanica. La massa di accrescimento dell’Arco Calabro (e dell’Arco Ellenico) tende a chiudere l’Oceano Ionico che è in estinzione ed al suo posto si sta ed espandendo il neo Oceano Tirrenico.

Dal Paleo-Oceano Ionico in Estinzione al Neo-Oceano Tirrenico in Formazione

Finetti I;Del Ben A.
;
Diviacco P;Geletti R;Volpi V.
1997-01-01

Abstract

Nel Triassico Inferiore, localmente anche a partire dal Permiano, l’area mediterranea è interessata da una prima fase di rift a larga scala la quale produce troughs, sea-channels e depressioni entro cui iniziano cicli sedimentari più o meno consistenti e continui. I dati raccolti portano gli Autori alla conclusione che lo Ionio ha iniziato a formarsi in questo periodo quando l’Adria ha incominciato a staccarsi dall’Africa con un movimento verso N accompagnato da leggera rotazione antioraria. La fase di rift del Permo-Triassico termina nello Ionio allo stadio di crosta continentale assottigliata. Successivamente, nel Giurassico Medio, si passa alla totale apertura crostale e, nello Ionio, fra il margine apulo e quello ibleo-maltese, si attua una fase di drifting che genera il mare omonimo sotto forma di largo graben simmetrico subparallelo alla costa apula, largo oltre 300 km, a Crosta chiaramente oceanica. Questo mare, il quale si prolungava a NW fino alla Tetide, ha continuato ad esistere come tranquillo depocentro a serie condensata fino all’Oligocene. Con l’innescarsi della orogenesi appenninica (Meso e Neo-Alpina) lo Ionio gioca un ruolo fondamentale nella tettonizzazione che ne consegue. La rotazione del blocco Blocco Sardo-Corso porta il segmento alpino sovrascorso che va sulla Corsica-Sardegna nordorientale ad affacciarsi sull’estremità NW dello Ionio, con accumulo di Liguridi al fronte. Ad occidente lo Ionio era delimitato dal margine Est della piattaforma interna Appenninico-Panormide. Col progredire dei movimenti tettonici, durante la fase di apertura tirrenica il segmento alpino della Corsica-Sardegna Nord staccatosi dal Blocco, trova facile e più veloce avanzata verso SE, lungo il Mare Ionio che viene a funzionare da sorta di autostrada geodinamica rispetto a quanto succede più ostacolarmente ai suoi lati. Contemporaneamente, sia al margine Sud che a quello Nord della crosta oceanica si produce un taglio litosferico progressivo che svincola lo Slab Ionico la cui subduzione è tuttora attiva. In tal modo si va a mettere in posto il segmento calabro-peloritano fra il sistema trascorrente sinistrorso di Palinuro a Nord ed il sistema trascorrente sud-tirrenico destrorso a Sud. Il sovrascorrimento lungo lo Ionio di questo segmento è chiaramente marcato dal campo delle anomalie magnetiche. Sul margine tirrenico dell’Arco Calabro arriva, e tuttora esiste, un basamento Calabride con la propria copertura flyschioide che, poco più oltre, sormonta un blocco attribuibile alla Piattaforma Appenninica. Più ancora all’esterno, la crosta calabride superiore si delamina e va a sovrascorrere sul resto, costituendo le Calabridi affioranti della catena emersa. Sul lato Ionico, all’apice dell’Arco, il cuneo di accrescimento risulta essere prevalentemente costituito da enormi masse di sale Messiniano e flysch ripetutamente sovrascorsi, oltre che dalle scaglie della serie condensata (Dogger-Oligocene) che ricopre la Crosta oceanica. La massa di accrescimento dell’Arco Calabro (e dell’Arco Ellenico) tende a chiudere l’Oceano Ionico che è in estinzione ed al suo posto si sta ed espandendo il neo Oceano Tirrenico.
1997
Progetto CROP, crosta oceanica, Oceano Ionico, Slab Ionico, Arco Calabro, sale Messiniano
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.14083/52683
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